Giappone 2025
Il Giappone è sempre stato in cima alla mia lista dei viaggi da fare almeno una volta nella vita. È un Paese capace di unire una modernità sorprendente con treni ad altissima velocità come lo shinkansen, konbini e high-tech persino in bagno, a una cultura antica e profondamente radicata, che ti trasporta in un altro mondo non appena varchi la soglia di un tempio buddista o di un santuario shintoista. A rendere tutto ancora più affascinante è il contrasto continuo: la cultura di manga e anime, fatta di colori, luci e suoni ovunque, convive perfettamente con un silenzio quasi religioso negli uffici e sui mezzi pubblici, anche negli orari di punta.
È proprio questo equilibrio tra tradizione e futuro che rende il Giappone così interessante. Così, nell’aprile 2025, io e il mio compagno abbiamo deciso di partire per 15 giorni alla scoperta di questo Paese straordinario.
Itinerario
- Giorno 1 - Partenza da Malpensa
- Giorno 2 - Primo giorno a Tokyo
- Giorno 3 - Fiume Meguro, Shibuya e Shinjuku
- Giorno 4 - Monte Fuji
- Giorno 5 - Nikko
- Giorno 6 - Akihabara e arrivo a Kyoto
- Giorno 7 - Kiyomizu-dera e Fushimi Inari
- Giorno 8 - Nara
- Giorno 9 - Kyoto sotto la pioggia
- Giorno 10 - Foresta di Bambù, Tempio d'Oro, Castello Nijo
- Giorno 11 - Osaka, Dotonbori
- Giorno 12 - Castello di Osaka e Shinsekai
- Giorno 13 - Okayama
- Giorno 14 - Miyajima
- Giorno 15 - Hiroshima
- Giorno 16 - Ritorno a Malpensa
Il Nostro Viaggio
Giorno 1
Siamo partiti dall’aeroporto di Milano Malpensa alle 12:45 per il volo MXP – HKG con Cathay Pacific, della durata di 11 ore e 40 minuti. Purtroppo non è stato un viaggio privo di turbolenze che, inutile a dirsi, non ci hanno permesso di dormire più di 10 minuti alla volta. Durante il volo ci sono stati serviti un pasto e la colazione del giorno seguente, entrambi in stile italiano.
Siamo arrivati all’aeroporto di Hong Kong verso le 6 del mattino locali, accolti da un’umidità che ci ha quasi tolto il respiro. Abbiamo superato rapidamente i controlli di sicurezza, che ci hanno sorpreso per la velocità: scansione del passaporto e foto live delle nostre facce decisamente distrutte.
Dopo quasi 3 ore di scalo, durante le quali non siamo riusciti a riposare a causa dell’elevato numero di persone in transito, siamo finalmente saliti sul volo per Tokyo Narita. Una volta seduti in aereo siamo subito crollati. Dopo un’ora e mezza filata di sonno, una hostess ci ha malamente svegliato per servirci il pranzo/colazione: noodles con salsicce/wurstel, uno yogurt e della frutta. Non la migliore delle colazioni per noi. Siamo comunque riusciti a riaddormentarci e a dormire altre 2 ore, svegliandoci poco prima dell’atterraggio.
Giorno 2
Considererò come secondo giorno quello successivo alla partenza: con il fuso orario c’è sempre un po’ di confusione. Siamo atterrati a Narita di domenica alle 14:30 e ci siamo subito messi in coda per il controllo immigrazione. Dopo aver compilato il modulo con le informazioni richieste (nome, residenza, indirizzo del primo hotel e numero di telefono), abbiamo superato i controlli, completati da scansione del passaporto e impronte digitali. Arrivati al ritiro bagagli, abbiamo recuperato le nostre due valigie (una grande e una più piccola, quasi vuota in previsione dei souvenir che avremmo comprato). Abbiamo poi compilato un ulteriore documento per la dichiarazione doganale e, superato anche questo controllo, siamo finalmente usciti dall’aeroporto per dirigerci verso la stazione dei treni.
Abbiamo preso lo Skyliner fino a Keisei Ueno Station (capolinea), dove siamo scesi e abbiamo finalmente assaporato un po’ di aria fresca. Ad accoglierci, una Tokyo affollata e quasi soleggiata, in netto contrasto con le previsioni meteo. Dopo qualche minuto per capire come orientarci, ci siamo diretti verso l’hotel con le valigie al seguito. Venti minuti dopo siamo arrivati al FL Hotel Asakusa, che ci ha accolto con un check-in velocissimo e una micro camera: un letto da circa una piazza e mezza, una piccola scrivania, un bagno simile a quello di un camper (ma con water super tecnologico) e uno spazio appena sufficiente per aprire una valigia.
Ci siamo subito cambiati e siamo usciti verso il quartiere di Asakusa in direzione Senso-ji, il tempio più antico di Tokyo, per avere subito un primo assaggio della città senza troppo peso addosso. Siamo arrivati al tempio verso le 17:50, un orario perfetto per essere avvolti da una splendida luce crepuscolare. Abbiamo immortalato il momento scattando molte foto ai primi templi giapponesi che abbiamo mai visto, per poi dirigerci tra la folla verso le stradine attorno al Senso-ji, che ci sono sembrate molto frequentate da persone del posto.
Verso le 19 abbiamo deciso di fermarci a mangiare in una via (Hoppy Street) frequentata soprattutto da giapponesi, dove quasi tutti i locali accettano solo pagamenti in contanti. Dopo una cena che ci ha dato un primo assaggio dell’ottimo cibo che avremmo mangiato nelle settimane successive — gyoza, yakisoba e altri antipasti tipici — ci siamo diretti in hotel per riposare.

Giorno 3
Dopo una notte dal sonno difficile a causa del fuso orario, verso le 9:15 siamo usciti in direzione fiume Meguro, sperando di riuscire a vedere i ciliegi in fiore. Ci siamo diretti alla stazione di Ueno e abbiamo preso la linea verde JY, arrivando alla stazione di Meguro. Prima di raggiungere il fiume ci siamo fermati per fare colazione, con un caffè discreto e un buon dolcetto da Saint Marc Café, per poi dirigerci verso la nostra meta.
Una volta arrivati, siamo rimasti ammaliati dalla quantità di ciliegi che costeggiano il fiume e che, per nostra fortuna, erano in piena fioritura. Ci siamo presi del tempo per ammirare lo spettacolo naturale del sakura, con i leggeri petali di ciliegio che volavano attorno a noi, quasi come fossero fiocchi di neve. Abbiamo poi costeggiato il fiume, godendoci una lunga e piacevole passeggiata.

Successivamente ci siamo diretti a piedi verso il quartiere di Shibuya, camminando per circa un’ora tra vie meno turistiche, frequentate da molti giapponesi indaffarati nelle loro faccende quotidiane.
Shibuya ci ha accolti con grattacieli altissimi pieni di finestre, maxi schermi con pubblicità ovunque e camioncini che percorrevano le strade diffondendo musica e annunci tramite megafoni per promuovere i nuovi album di artisti locali. Ancora immersi nel contrasto tra le silenziose strade secondarie appena percorse e l’atmosfera frenetica del quartiere in cui eravamo entrati, non ci siamo accorti che, passando da una strada rialzata, siamo finiti direttamente all’interno di un centro commerciale. Vista l’ora (circa le 13:30), ci siamo fermati a mangiare una delle carni più buone che io abbia mai assaggiato: la carne di Wagyu, servita come un hitsumabushi di carne al ristorante Rokuetei Hitsumabushi.
Dopo pranzo ci siamo diretti verso lo Shibuya Crossing, l’incrocio pedonale più trafficato al mondo, dove si stima che ogni giorno transitino circa 500.000 persone. Vederlo dal vivo fa davvero impressione: ti ritrovi immerso in una fiumana di persone che si muove in mille direzioni diverse, mentre intorno i negozi sparano musica a tutto volume e artisti di strada cantano e ballano su basi completamente diverse tra loro. Proprio su questo incrocio si affaccia lo Shibuya Marui, un grattacielo che ospita al settimo piano il famoso Mugiwara Store, il negozio ufficiale dedicato a One Piece. Da grande fan quale sono, non potevamo non fermarci a fare incetta di souvenir originali dell’anime.

Dopo aver fatto ancora qualche passo nel quartiere di Shibuya, abbiamo preso la metro e ci siamo diretti verso il quartiere di Shinjuku. Una volta usciti dalla stazione ci siamo trovati inizialmente un po’ confusi su dove dirigerci. Shinjuku e Shibuya, nonostante possano sembrare quartieri simili, hanno in realtà atmosfere completamente diverse. Shinjuku è piena di negozi e su ogni grattacielo spuntano cartelloni pubblicitari verticali che sembrano uscire direttamente dagli edifici, ricoperti di ideogrammi luminosi. Ovviamente il tutto è accompagnato da musica diffusa per strada, in perfetto stile giapponese.
Dopo aver fatto due passi lungo le vie principali del quartiere e aver visto il famoso Godzilla spuntare da uno dei grattacieli, ci siamo diretti verso lo Shinjuku Gyoen National Garden, per goderci la luce del tramonto all’interno del parco. La visita al giardino è stata davvero magica: i ciliegi in fiore, il laghetto dall’acqua color plumbeo, la luce del crepuscolo e i grattacieli tutt’intorno hanno reso questo momento uno dei più belli dell’intero viaggio.

Dopo esserci immersi in questa atmosfera, siamo tornati verso le vie principali di Shinjuku, passando tra qualche negozio e fermandoci infine per cena. La zona è ricchissima di ristoranti; noi abbiamo scelto Charcoal Grilled Meat Genchan Shinjuku Branch, dove è possibile vivere l’esperienza dello yakiniku, ovvero grigliare la carne direttamente al tavolo in autonomia.
Giorno 4
Secondo le previsioni, questo sarebbe stato il giorno più bello tra quelli che avremmo trascorso con base a Tokyo. Per questo motivo abbiamo deciso di sfruttarlo per andare a vedere il Monte Fuji. Nella zona ci sono diversi spot famosi da cui ammirarlo, come il minimarket Lawson o la pagoda Churei-to, ma noi abbiamo preferito un panorama più naturale e ci siamo diretti verso il lago Kawaguchi-ko.
Raggiungere il lago da Tokyo non è stato semplicissimo: abbiamo preso la metro da Ueno Station a Shinjuku, poi un treno Limited Express fino alla stazione di Otsuki e infine il treno della Fujikyuko Line, che ci ha portati a Kawaguchiko Station. Quest’ultimo treno era davvero pieno di persone, tanto che siamo stati costretti a rimanere in piedi, attaccati alla porta, per tutto il tragitto. Dopo circa tre ore sui mezzi, appena usciti dalla stazione abbiamo avuto il primo vero scorcio dell’immenso Monte Fuji. Riuscivamo a vederne solo la parte superiore, ma è bastato per lasciarci senza parole: dalle foto non si percepiscono davvero la grandezza e la magnificenza di questo vulcano.
Ci siamo diretti a piedi verso il lago, con il Fuji alle spalle, alla ricerca di un punto da cui poterlo osservare nella sua interezza. Dopo aver costeggiato una parte del lago e averlo attraversato tramite un lungo ponte adatto sia alle auto che ai pedoni, siamo arrivati sulla sponda opposta e abbiamo iniziato a vederlo sempre più chiaramente. Abbiamo passeggiato lungo il lago, continuando a meravigliarci della sua imponenza. Lungo il sentiero si trovano molti ciliegi, ma purtroppo, essendo questa zonaad un altitudine maggiore rispetto a Tokyo, non erano ancora in fiore. Siamo arrivati fino al parco di Oishi e, prima di entrare, ci siamo fermati per pranzo al ristorante Kobaiya, dove abbiamo mangiato un menù a base di tempura mista e riso.

Finito il pranzo erano già le 15 e il vento iniziava a farsi sentire. Siamo entrati nel parco, che deve essere davvero splendido nei mesi estivi, quando è ricco di fiori e piante; purtroppo, a inizio aprile, solo pochi erano già sbocciati. Ci siamo comunque goduti la vista del Monte Fuji un’ultima volta, prima di prendere il bus per tornare alla stazione e ripercorrere a ritroso il tragitto della mattina.
Se all’andata eravamo stati fortunati a trovare posto a sedere almeno su uno dei treni, al ritorno non siamo riusciti ad acquistare il biglietto con posto riservato, poiché il treno era già al completo. Abbiamo quindi viaggiato in piedi fino a Shinjuku, dove finalmente siamo riusciti a sederci prendendo la metro.
Siamo arrivati a Ueno Station verso le 20:00, completamente distrutti. Nonostante la stanchezza, abbiamo deciso di fare due passi nelle vie intorno alla stazione, molto animate la sera e ricche di bar, ristoranti, locali e negozi. Ci siamo infilati in uno dei classici negozi giapponesi pieni di prodotti di ogni tipo e, dopo una ricerca un po’ complicata, abbiamo comprato degli snack per i giorni successivi. Siamo poi tornati in hotel senza fermarci per cena, ancora sazi per l’abbondante pranzo.

Giorno 5
La giornata è iniziata con uno splendido sole che ci ha accompagnati al Senso-ji, per poter rivedere il grande tempio alla luce del giorno. Questa volta siamo riusciti a visitare anche l’interno, che la prima sera in città era già chiuso. Ci siamo poi fermati appena fuori dal tempio per scegliere un omikuji, una predizione del futuro in forma scritta.
Successivamente ci siamo diretti verso Asakusa Station per acquistare il biglietto della Tobu Railway Express, che ci avrebbe portato alla suggestiva Nikko. Questa città è stata un importante centro dello shintoismo e del buddhismo prima dell’VIII secolo e conserva ancora oggi un complesso di santuari perfettamente integrato nella natura, con decorazioni che ci hanno lasciati davvero senza parole.
Una volta arrivati alla stazione di Shimo-Imaichi, ci siamo diretti subito verso lo Shinkyo, il ponte pedonale che segna l’ingresso simbolico alla zona dei santuari. Dopo averlo visitato, abbiamo iniziato a salire le prime (di tante) scale che conducono al complesso sacro. Dopo numerosi scalini siamo arrivati al Rinno-ji, un grande tempio buddhista che ospita tre imponenti statue dorate di Buddha in legno, alte circa otto metri. Abbiamo acquistato il biglietto che includeva anche l’accesso al giardino imperiale, il primo giardino in stile giapponese che abbiamo visitato: ci ha colpiti immediatamente per l’armonia tra elementi naturali (acqua, rocce e vegetazione) ed elementi artificiali (lanterne e ponti). Abbiamo poi visitato il museo incluso nel biglietto, che espone diversi oggetti legati alla storia degli shogun.
Dopo il Rinno-ji ci siamo diretti verso il mausoleo Taiyu-in. Qui ci siamo quasi emozionati nel vedere l’armonia di questo complesso di edifici religiosi, riccamente decorati e collegati tra loro da grandi scalinate in pietra, il tutto immerso in una foresta fitta e altissima. L’atmosfera era estremamente tranquilla e lontana dalla folla, tanto da farci sentire come se fossimo entrati in una fiaba o in un mondo completamente separato dalla realtà.

Terminata la visita al mausoleo, siamo tornati sulla strada principale del complesso per raggiungere il Tosho-gu, l’attrazione più famosa di Nikko. Qui abbiamo incontrato più visitatori rispetto alle tappe precedenti, senza però mai sentirci sopraffatti dalla folla. Anche questo santuario ci ha affascinati moltissimo: è senza dubbio il più sfarzoso che abbiamo visitato, riccamente decorato con foglie d’oro e colori brillanti.
Conclusa la visita al Tosho-gu e al suo cortile, siamo tornati in direzione della stazione. Era ormai pomeriggio inoltrato e molti locali avevano già chiuso. Siamo riusciti comunque a trovare un ristorante nella piazza della stazione, dove abbiamo mangiato udon e gyoza. Dopo una breve passeggiata tra la piazza e i negozietti, abbiamo comprato una delle famose cotton cheesecake giapponesi al gusto cioccolato.
Rientrati a Tokyo, siamo tornati in hotel per cambiarci e poi ci siamo diretti verso un ristorante di sushi lì vicino, Asakusa Midori Sushi. Abbiamo concluso la giornata con una cena spettacolare, accompagnata da dell’ottimo sakè.
Giorno 6
Il programma della giornata prevedeva il trasferimento da Tokyo a Kyoto tramite uno shinkansen, prenotato nei giorni precedenti. A differenza di quanto ci aspettassimo, gli shinkansen passano molto frequentemente e non è difficile trovare posto. Gli unici posti che si esauriscono velocemente sono quelli sul lato del treno affacciato sul Monte Fuji, ma visto che la giornata prevedeva cielo coperto non si sarebbe visto comunque, quindi non eravamo interessati a quelle posizioni.
Dopo aver effettuato il check-out dal nostro hotel, ci siamo diretti con le valigie verso la Ueno Station, pensando di impiegare i soliti 15–20 minuti. Durante la camminata, però, una ruota della valigia più grande ha deciso di cedere, perdendo il perno: ci siamo ritrovati con una valigia molto pesante su sole tre ruote. Abbiamo perso svariati minuti a ripercorrere la strada per cercare il pezzo mancante e, dopo aver raccolto la qualunque — tra viti e altri piccoli oggetti che ci sembravano simili al perno perduto — siamo miracolosamente riusciti a recuperarlo! Grazie a una brugola recuperata in un negozio lì vicino, siamo riusciti a sistemare la ruota e a riprendere il nostro viaggio.
All’interno della Ueno Station sono presenti moltissimi armadietti per il deposito bagagli: alcuni più piccoli (grandezza zaino), altri abbastanza grandi da contenere anche valigie di dimensioni importanti. Oltre una certa misura, è possibile affidarsi ai negozi in stazione che offrono il servizio di deposito bagagli. Noi abbiamo trovato un armadietto della dimensione necessaria appena fuori dallo Shinobazu Gate, dove abbiamo lasciato valigie e zaini, per poi fermarci a fare colazione allo Starbucks lì accanto.
Abbiamo trascorso la mattinata tra negozi e centri commerciali, passeggiando da Ueno fino ad Akihabara. Siamo rimasti colpiti da come i grandi negozi siano strutturati: si sviluppano su più piani, arrivando anche a dodici, ognuno dedicato a categorie di prodotti diverse. Si passa da articoli per la casa e cancelleria, a giochi di ogni tipo e macchine fotografiche. Tutto è proposto con moltissimi brand e opzioni differenti. A primo impatto può sembrare caotico — anche a causa della barriera linguistica — ma in realtà ogni area è ben organizzata e facilmente navigabile.
Dopo aver passeggiato ancora un po’ nella zona, siamo tornati verso la stazione passando per la via che affianca i binari sopraelevati. Ci siamo fermati a mangiare in un ristorante situato proprio sotto i binari: qui lo spazio non è sprecato, ma riempito di piccoli negozi, boutique e ristoranti frequentati soprattutto da persone del posto. Abbiamo pranzato da Togakushi Seifun, assaggiando dei zaru soba, noodles di grano saraceno serviti fredde e accompagnati da una salsa in cui intingerle una bacchettata alla volta. I noodles assorbono rapidamente il sapore e risultano davvero squisiti.
Terminato il pranzo, ci siamo diretti nuovamente verso la stazione passando per Ameyayokocho, una via che ospita quello che sembra un grande mercato all’aperto, con pesce, spezie e abiti esposti ovunque. Dopo aver recuperato i bagagli, ci siamo diretti al binario del nostro shinkansen. Lasciare Tokyo ci è dispiaciuto molto: ci saremmo rimasti volentieri qualche giorno in più, perché la città è immensa e c’è davvero tantissimo da vedere.

Il viaggio in treno da Tokyo a Kyoto dura circa tre ore, durante le quali siamo riusciti a riposarci grazie ai sedili comodi e spaziosi. Siamo arrivati a destinazione intorno alle 18:30 e ci siamo diretti subito al nostro hotel per i giorni successivi, il Tassell Inn. Dopo aver lasciato le valigie, siamo usciti in cerca di un locale aperto, ma la zona in cui alloggiavamo era poco turistica e molti ristoranti sembravano chiusi. A un certo punto abbiamo visto due ragazzi entrare in un portone di legno coperto dalle classiche tende giapponesi, con scritte per noi incomprensibili. Intuendo che si trattasse di un ristorante, li abbiamo seguiti. Ci siamo ritrovati in un locale estremamente tipico: al piano terra c’era un bancone con sgabelli alti, mentre al piano superiore i tavoli erano bassi e si mangiava seduti sul tatami. Ci hanno chiesto di toglierci le scarpe e siamo saliti, accomodandoci a terra su quelle che sembravano sedie senza gambe, con uno schienale comodo su cui appoggiarsi. Il menù era scritto a mano e solo alcune voci erano disponibili anche in inglese. Spinti dalla curiosità, abbiamo ordinato un po’ di tutto. Abbiamo mangiato davvero benissimo e l’esperienza è stata totalizzante. Il ristorante si chiama Ebisugawa Enraku.
Giorno 7
Primo giorno a Kyoto! Una volta svegli, ci siamo resi conto che fuori stava diluviando, quindi abbiamo deciso di prendercela con calma e riposarci ancora un po’. Verso le 10 è comparso uno spiraglio di sole e ne abbiamo approfittato per uscire, dirigendoci verso il San-jō, il ponte che porta alla zona più antica della città. Appena prima di attraversarlo, ci siamo fermati in una boulangerie per fare un’ottima colazione, perfetta per affrontare la lunga giornata che ci aspettava.
Abbiamo attraversato il ponte costeggiando il fiume per qualche metro, soffermandoci a osservare la differenza tra le abitazioni di questa zona e quelle del centro di Tokyo che avevamo visitato nei giorni precedenti. Da lì abbiamo deviato verso sinistra, addentrandoci nella vera zona storica della città. Passeggiando in questo quartiere si percepisce subito un’atmosfera profondamente legata all’antica cultura giapponese, che purtroppo attira moltissimi turisti (noi compresi). La nostra prima meta era il Kiyomizu-dera, un complesso di templi situato in cima a una piccola collina sul lato orientale di Kyoto.
Per raggiungere il tempio si percorrono alcune stradine caratteristiche, costeggiate da edifici storici oggi riconvertiti in negozi. Tra ceramiche artigianali e take-away di ogni tipo, arriviamo alla Niōmon, la porta principale del complesso. Dopo aver acquistato il biglietto d’ingresso, iniziamo la visita degli edifici principali: la vista sulla città è davvero splendida. Il luogo emana un’atmosfera unica, purtroppo in parte rovinata dalla grande quantità di visitatori. Proprio per questo ci siamo allontanati dal percorso principale per visitare un piccolo tempio laterale con un giardino in perfetto stile giapponese, un angolo di pace ideale per ritrovare un po’ di tranquillità lontano dalla folla. Terminata la visita, siamo tornati sul sentiero principale, concludendo il nostro giro del complesso.

Durante il tragitto abbiamo preso qualche snack dai vari take-away e ci siamo poi diretti verso il santuario di Fushimi Inari, utilizzando la metro e camminando poi qualche minuto. Questo luogo sacro, dedicato alla divinità Inari, è famoso per il suo percorso apparentemente infinito di torii di un arancione brillante, una delle immagini più iconiche del Giappone. Abbiamo iniziato anche noi il cammino di purificazione tra i torii, scoprendo che molte di queste porte sono finanziate da aziende e privati di tutto il Paese, che le dedicano al santuario per favorire prosperità e successo negli affari. Non abbiamo completato l’intero percorso, ancora un po’ stanchi dai giorni precedenti, ma abbiamo comunque affrontato una buona quantità di scalini anche questa volta.

Concludiamo la visita intorno alle 18:30 e iniziamo a pensare alla cena. Decidiamo di provare un ristorante molto famoso, specializzato in gyoza e selezionato dalla guida Michelin: Gyoza Hohei. Una volta arrivati, ci troviamo davanti a un monitor all’esterno del locale: per entrare è necessario mettersi in lista d’attesa. Inseriamo i nostri dati e, scansionando il QR code sulla ricevuta, scopriamo che il tempo di attesa stimato supera le due ore, con oltre venti persone davanti a noi. Attendiamo qualche minuto per capire la situazione e notiamo che molte persone in lista non sono presenti quando vengono chiamate, passando così al numero successivo. Dopo circa 40 minuti di attesa, passeggiando nei dintorni, riusciamo finalmente a entrare e ad assaggiare quelli che possiamo tranquillamente definire i gyoza più buoni che abbiamo mai mangiato.
Giorno 8
Ci svegliamo in ritardo, ancora stanchi dai giorni precedenti. Il sole splende e decidiamo quindi di metterci in marcia il prima possibile per raggiungere la destinazione di oggi: Nara, l’antica capitale del Giappone. Ci dirigiamo verso la stazione per prendere la linea JR Nara, un treno locale che non richiede prenotazione. Una volta arrivati in stazione ci rendiamo subito conto che c’è qualche problema. Dopo aver tradotto cartelli e schermi informativi, capiamo che i treni sono quasi tutti in ritardo. Riusciamo comunque a salire sul primo treno disponibile e partiamo finalmente verso Nara.
Arriviamo a destinazione dopo circa un’ora e mezza (contro i 45 minuti teorici) e ci dirigiamo subito verso il Parco di Nara, famoso per ospitare il Tōdai-ji, un tempio costruito interamente in legno. Il punto focale dell’intero complesso è il Daibutsu-den, una struttura imponente alta quasi 50 metri che custodisce il Buddha Daibutsu, la più grande statua di Buddha in bronzo del mondo, alta circa 15 metri.
Durante il percorso verso il tempio attraversiamo la prima parte del parco e incontriamo subito numerosi cervi, animali simbolo della città. A Nara, infatti, i cervi sono considerati sacri e convivono con gli esseri umani, muovendosi liberamente sia nel parco che in alcune zone della città. Arrivati al Daibutsu-den rimaniamo colpiti dall’immensità dell’edificio. Entriamo per visitarlo e ammirare da vicino la statua del Buddha, completando poi il giro dell’intero complesso del tempio.

Il parco è davvero molto bello: l’unione tra templi storici e cervi che vagano liberamente crea un’atmosfera unica e affascinante. Ci prendiamo qualche minuto per interagire con i cervi, che chiedono insistentemente ai turisti dei cracker (acquistabili anche all’interno del parco). Una volta ricevuto il loro snack, ringraziano con un piccolo inchino!

La zona è molto turistica, quindi decidiamo di non mangiare all’interno del parco e di aspettare di spostarci. Terminata la visita, ci dirigiamo verso la stazione passando per la strada del mercato coperto, dove ci fermiamo a mangiare in uno dei pochi ristoranti ancora aperti (sono già le 15:30). Ordiniamo degli udon e del sushi, ma purtroppo restiamo un po’ delusi dal pranzo.
Torniamo quindi in stazione per prendere il treno che ci riporta a Kyoto. Avendo pranzato così tardi, una volta rientrati ci fermiamo in un 7-Eleven (uno dei tipici konbini) per acquistare qualche snack e due onigiri da gustare in hotel. La serata scorre tranquilla, perfetta per riposarci un po’. Ne approfittiamo anche per controllare le previsioni meteo dei giorni successivi: secondo il nostro programma avremmo dovuto spostarci due giorni dopo verso l’isola di Shikoku per percorrere 3 giorni del cammino degli 88 templi, ma purtroppo il meteo non sembra favorevole. Decidiamo quindi di cambiare i piani, rimanere un giorno in più a Kyoto e prenotare anche una notte a Osaka.
Giorno 9
Ci alziamo con molta calma: la giornata si prospetta decisamente piovosa. Facciamo colazione in hotel e ci dirigiamo verso il centro di Kyoto, dove si trova un grande mercato coperto, perfetto da visitare nelle giornate di pioggia. Passiamo la mattinata tra i negozi, acquistando alcuni oggetti di antiquariato in un paio dei tanti negozi vintage presenti nella zona. Prima di entrare nella parte più culinaria del Nishiki Market, facciamo una deviazione verso il Nintendo Store, dove veniamo accolti da un’enorme testa di Mario Bros all’ingresso.
Torniamo poi al mercato, passeggiando tra le vie dedicate al cibo, anche se con una certa difficoltà a causa dell’elevato numero di persone presenti. Decidiamo quindi di deviare dalle strade principali e ci ritroviamo in una via frequentata da pochissimi turisti. Qui scegliamo di fermarci in un locale il cui menù esterno era scritto esclusivamente in giapponese, segno evidente di un posto poco turistico.
Il ristorante è chiaramente a conduzione familiare: il bancone su cui ci fanno accomodare dà direttamente sulla cucina, dove vengono preparati i piatti, e sulle pareti notiamo libri di cucina insieme a foto, cartoline e documenti personali. Ordiniamo uno dei menù disponibili, che comprende crocchette di crema di gamberi, accompagnate da insalata, riso e zuppa, al costo di 1.350 yen: uno dei piatti più buoni che io abbia mai mangiato. Il ristorante si chiama Kitchen Hide.
Dopo pranzo facciamo un salto anche al Pokémon Center: meno interessante rispetto al Nintendo Store, ma comunque una tappa piacevole per chi è appassionato. Come ultima meta della giornata ci dirigiamo verso il Museo Ninja, ma purtroppo non ci sono più posti disponibili per la visita. Vista l’ora — ormai prossima alla cena — e la pioggia che non accenna a diminuire, ci fermiamo in un 7-Eleven per prendere qualcosa di veloce da mangiare e torniamo in hotel per una serata tranquilla.
Giorno 10
Kyoto ci regala finalmente una splendida giornata di sole. Dopo aver fatto colazione in hotel, prendiamo la metro per raggiungere la foresta di bambù di Arashiyama, poco fuori dal centro città. Una volta arrivati in stazione veniamo accolti da una Kyoto molto diversa: meno traffico, poche persone che passeggiano e una vita quotidiana tranquilla e poco frenetica. Sembra quasi di essere in un piccolo paese.
Prima di entrare nella foresta di bambù, troviamo un tempio con giardino annesso e decidiamo di visitarlo, pagando una piccola quota d’ingresso. Ci ritroviamo così al Tenryu-ji. Il giardino che ci si apre davanti è davvero mozzafiato: piante e fiori dai colori brillanti, un prato ricoperto quasi interamente da muschio di un verde intenso. Non si sentono rumori, se non i nostri passi sulla ghiaia e il cinguettio degli uccelli. Percorriamo il giardino completamente immersi in questa atmosfera di pace. Non entriamo nell’edificio del tempio, avendone ormai visitati molti nei giorni precedenti.

Dopo questa magnifica visita, entriamo finalmente nella foresta di bambù. Qui incontriamo molti turisti, ma l’altezza dei bambù che ci circondano è così suggestiva da farci dimenticare la folla. Il percorso non è lungo come ci aspettavamo e, una volta terminato, decidiamo di esplorare i dintorni, scoprendo una Kyoto completamente diversa da quella vista fino a quel momento. Passeggiamo per strade silenziose, dove la vita scorre lentamente: una signora che pulisce il patio di casa, un uomo che pota le piante, alcune anziane che si dirigono verso il tempio vicino.

Prendiamo poi il tram per spostarci verso il Tempio d'Oro (Kinkaku-ji). La fermata è piuttosto distante dal tempio e, invece di prendere il bus, decidiamo di proseguire a piedi, nonostante la strada sia quasi tutta in salita. Arrivati al parco acquistiamo il biglietto e percorriamo il sentiero che permette di visitare questo tempio zen, originariamente costruito come villa di uno shogun. Il tempio è davvero splendido e si affaccia su un grande stagno che ne riflette la luce e lo splendore. Concludiamo la visita del giardino fermandoci per uno spuntino finale, dove alcune bancarelle vendono snack tipici.

Essendo ancora presto, decidiamo di prendere un bus per visitare anche il Castello Nijō. La visita è interessante: il castello è circondato da mura e fossati e comprende un giardino in stile giapponese molto curato.
Dopo la visita, torniamo verso il centro di Kyoto per una merenda. Decidiamo di acquistare un’altra delle famose cheesecake giapponesi e, anche questa volta, non rimaniamo delusi. Ci fermiamo poi a comprare del sakè da portare a casa e qualche souvenir. Recuperiamo infine una cena d’asporto e torniamo in hotel a fare le valigie.
Giorno 11
Passeggiamo per le vie di Kyoto salutando questa città, per poi dirigerci verso la stazione dei treni con le valigie al seguito, affrontando anche diverse scale a piedi, non essendo presente un ascensore. Prendiamo infine la metro che ci porta fino a Osaka.
Arriviamo verso mezzogiorno, lasciamo le valigie in hotel e ci dirigiamo subito verso il quartiere di Dōtonbori. Questa zona si sviluppa attorno all’omonimo fiume ed è completamente ricoperta da insegne enormi, luminose e stravaganti. Se fino a questo momento le persone locali ci erano sempre sembrate tranquille e silenziose, qui ci troviamo improvvisamente in un contesto totalmente diverso. L’atmosfera è frenetica e caotica, quasi come se il disordine fosse il vero protagonista del quartiere.

Troviamo uno dei tantissimi locali in cui fermarci per un pranzo tardivo e poi continuiamo a passeggiare tra le vie di Dōtonbori per il resto della giornata, lasciandoci trasportare dall’energia del luogo, fermandoci per cena in un pub locale che serve ottimi takoyaki, deliziose polpette di polpo tipiche di Osaka.
Giorno 12
Ci svegliamo verso le 9:00, accolti da una splendida giornata di sole. Usciamo alla ricerca di un buon caffè per la colazione e ci imbattiamo nel Chiffon Doo. Qui vengono servite ottime chiffon cake in diversi gusti, accompagnate da un eccellente caffè, di cui è possibile scegliere anche la provenienza. Dopo colazione ci dirigiamo verso il Castello di Osaka.
L’uscita della metro dà direttamente sul parco e iniziamo una passeggiata in questo enorme spazio verde, circondato da grattacieli. Il castello si trova su una collina al centro del parco ed è protetto da imponenti mura e fossati. Arrivati al castello, acquistiamo i biglietti online evitando così la lunga coda all’ingresso ed entriamo all’interno dell’edificio, oggi adibito a museo. Al suo interno sono conservati numerosi manufatti storici che raccontano e approfondiscono la storia della città. All’ultimo piano si trova un osservatorio, dal quale ci godiamo una splendida vista panoramica sul paesaggio urbano.

Terminata la visita, ci fermiamo all’interno del parco presso alcune bancarelle per assaggiare dei takoyaki. Proseguiamo poi la passeggiata fino a tornare alla stazione della metropolitana e ci spostiamo verso il quartiere di Shinsekai. Questa zona sembra rimasta indietro nel tempo di almeno cinquant’anni. In origine qui sorgeva un luna park con varie attrazioni e sale giochi, rimasto aperto solo per pochi anni. Nonostante ciò, molte costruzioni mantengono ancora oggi un aspetto colorato e uno stile che ricorda un parco divertimenti un po’ decadente, conferendo al quartiere un affascinante sapore retrò. Ci perdiamo tra le numerose sale giochi per un paio d’ore.

Torniamo infine verso Dōtonbori per un aperitivo lungo il fiume, costeggiato da tantissimi locali che offrono cibo e drink accompagnati da musica ad alto volume. Dopo una birra ci spostiamo in una via laterale e ci fermiamo in un ristorante che serve, tra le altre cose, degli ottimi udon in brodo. Rientriamo poi in hotel per prepararci alla partenza del giorno successivo.
Giorno 13
Il nostro viaggio si sta purtroppo avvicinando all’ultima tappa: Hiroshima. Prima di raggiungere la destinazione finale, decidiamo di fermarci a metà strada per visitare il giardino Kōrakuen di Okayama, considerato uno dei tre più bei giardini tradizionali del Giappone. Arrivati a Okayama con lo shinkansen, lasciamo le valigie in stazione dove ci fermiamo anche a pranzare in un ristorante dove assaggiamo del wagyu, e ci dirigiamo poi a piedi verso il giardino sotto un sole cocente: si sente chiaramente che siamo più a sud.
Il parco è davvero all’altezza della sua fama: comprende una piantagione di tè, una voliera, diversi stagni, oltre a case da tè ed edifici storici in cui soggiornava il daimyō, il signore feudale giapponese. Ci perdiamo nella tranquillità del giardino per circa un’ora, prima di tornare verso la stazione per recuperare le valigie e prendere il successivo shinkansen.

Arrivati a Hiroshima, prendiamo un tram che ci porta vicino al nostro hotel, l’ Hotel MyStays. La struttura è un po’ datata, ma la posizione è ottima. Lasciamo i bagagli in camera e usciamo per esplorare i dintorni, passeggiando lungo uno dei canali e osservando i primi scorci del Parco del Memoriale della Pace.
Ci spostiamo poi verso le strade più centrali, anch’esse coperte da tettoie, e ci fermiamo in un piccolo locale non turistico per cenare. Dopo cena continuiamo a fare due passi e facciamo tappa anche in uno dei vari Don Quijote, il famoso discount giapponese che si trova praticamente in ogni città.
Giorno 14
Il penultimo giorno di visita in Giappone inizia con una buona colazione da Starbucks, dopo la quale ci dirigiamo verso un piccolo molo sul canale vicino al nostro hotel, da cui partono i traghetti per l'isola di Miyajima, un’isola un tempo considerata sacra e famosa per il torii rosso immerso nell’acqua.
Prendiamo il traghetto e, in poco più di 40 minuti, arriviamo sull’isola. Ci sono molti turisti diretti verso il santuario di Itsukushima, principale attrazione dell’isola. Noi decidiamo di fare una piccola deviazione e ci dirigiamo prima al Senjokaku, la più grande struttura dell’isola, che ammiriamo dall’esterno. Proseguiamo poi verso il santuario, ma vista la folla decidiamo di non entrare all’interno e ci limitiamo ad osservarlo dall’esterno del complesso. Il torii nel mare è davvero imponente; essendo alta l’acqua, ci si può avvicinare solo con le canoe, mentre in alcuni periodi di bassa marea è possibile raggiungerlo anche a piedi.

Passiamo il resto della mattinata passeggiando nei dintorni del santuario, per poi fermarci a pranzo da Mametanuki, un ristorante specializzato in cucina locale con ostriche e anguille. Dopo il pasto ci godiamo il sole su una panchina, aspettando il traghetto per tornare a Hiroshima.
Il pomeriggio lo trascorriamo passeggiando per la città, consapevoli che la vacanza sta per giungere al termine. Per cena decidiamo di non spostarci troppo dall’hotel e ci fermiamo in una pizzeria, curiosi di scoprire come viene preparata la pizza così lontano dall’Italia. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi e più che soddisfatti dal pasto: il ristorante si chiama The Knot.
Giorno 15
Ci svegliamo già un po’ malinconici, sapendo che la vacanza sta per giungere al termine. Decidiamo comunque di goderci appieno la giornata. Dopo una colazione da Starbucks, ci avviamo verso il Museo della Pace di Hiroshima.
Passiamo le due ore successive all’interno del memoriale, da cui usciamo profondamente colpiti. Le esposizioni possono risultare strazianti per alcuni, ma allo stesso tempo il museo offre uno spaccato equilibrato e straordinariamente umano sulla devastazione di Hiroshima e sulle circostanze che portarono la città a subire un destino così tragico.

Dopo esserci ripresi, ci fermiamo per un pranzo a bordo fiume. Prendiamo degli onigiri da Onigiri Nitaya, che offre una selezione ampia e davvero interessante. Ci godiamo il pasto su alcune panchine all’ombra, ammirando il canale e assaporando le ultime ore in questo meraviglioso Paese.
Nel pomeriggio facciamo un giro per il centro di Hiroshima, fermandoci in qualche negozio e a qualche bar. Per cena optiamo per dei noodles da asporto, trascorrendo poi la serata a preparare le valigie e a ripensare a tutte le incredibili esperienze vissute in questi giorni.
Giorno 16
Ci svegliamo presto, pronti per il viaggio di ritorno. Chiediamo in reception di chiamarci un taxi che ci porterà in stazione ad Hiroshima. Raggiungiamo il binario del nostro shinkansen per Tokyo e saliamo un’ultima volta su questo treno ad alta velocità. A Tokyo ripercorriamo il percorso dell’andata, raggiungendo infine l’aeroporto di Tokyo Narita.
Il viaggio di ritorno scorre sereno. Facciamo nuovamente scalo a Hong Kong, e questa volta riusciamo a riposarci durante il volo diretto a Milano, arrivando a casa senza sentire troppo il jet lag, avendo viaggiato di notte.

Anche se il Giappone è ormai alle nostre spalle, le immagini, i profumi e le emozioni di questo viaggio rimarranno con noi per sempre. Dai templi maestosi di Kyoto ai ciliegi in fiore lungo il fiume Meguro, dalle strade frenetiche di Tokyo ai momenti di pace nella foresta di bambù di Arashiyama, fino alla suggestiva Miyajima e alla profondità del Museo della Pace di Hiroshima: ogni esperienza ci ha lasciato un ricordo indelebile. Tornare a casa significa anche portare con sé un pezzo di Giappone nel cuore, con la voglia di esplorare ancora, di lasciarsi sorprendere da nuove culture e di ritrovare la meraviglia nei piccoli dettagli di ogni viaggio. In fondo, viaggiare non è solo spostarsi da un luogo all’altro: è scoprire, imparare e lasciarsi trasformare dalle esperienze lungo la strada.